26-04-09 GIORNATA GIOVANI AC ad Appignano: la testimonianza di Daniele
Domenica 26 Aprile 2009 i giovani tra i 19 e 23 anni dell’AC diocesana si sono ritrovati ad Appignano per una giornata assieme, il giovane seminarista Daniele (che presta il suo servizio nella parrocchia di Stella) ci ha mandato un suo contributo sulla giornata,lo riportiamo di seguito:
E’ BELLO VIVERE COSI’!
Dare senso all’esperienza.
È bello vivere così! Questa è l’espressione che, secondo me, riesce a rendere meglio la giornata trascorsa ad Appignano. Poche parole, ricche di senso, se riescono a dare ragione di una esperienza vera. E’ quello che vorrei fare. L’espressione usata, infatti, intende rivelare l’intensità e il valore dell’evento, al di là dei volti, delle parole, dei fatti specifici. Descrivere la bellezza del vissuto significa, allo stesso tempo, dire anche qualcosa di più profondo, di meno evidente, ma comunque reale, cioè il vivere la bellezza. Solo così si vive veramente. Vivere la bellezza non è niente altro che aderire a ciò che ci affascina, seguire ciò per cui siamo fatti. Ora, occorre chiarire il concetto di bellezza per non cadere nell’equivoco. Che cosa è bello? Che cosa è la bellezza? Ci siamo mai posti questa domanda? Forse la risposta più immediata che ci salta in mente è quella del famoso detto popolare: “E’ bello ciò che piace”. Ma è proprio così! Se così fosse, sarebbe lecito per ognuno avere una propria idea di bellezza, si cadrebbe in un facile relativismo. Ma bello non è forse tutto ciò che ci stupisce, che ci meraviglia, tutto ciò che ci rimanda a qualcos’altro o meglio a qualcun Altro? Non è forse bello tutto ciò che ci fa sorgere delle domande, che ci permette di guardare alla nostra esigenza di felicità? E se vi dicessi che bello non è qualcosa, ma è una persona? Sì, è bello tutto ciò che ci parla di Dio, tutto quello che ci riporta a Lui. Bello per eccellenza non è forse Colui che solo può colmare la nostra sete di bellezza?
Libro della Sapienza 13,1-5
1 Davvero vani per natura tutti gli uomini
che vivevano nell’ignoranza di Dio.
e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è,
né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice.
2 Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce,
la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo
essi considerarono come dei, reggitori del mondo.
3 Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dei,
pensino quanto è superiore il loro Signore,
perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.
4 Se sono colpiti da stupore per la loro potenza e energia,
pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati.
5 Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si contempla il loro autore.
Ma manca ancora qualcosa. Non basta riconoscere la bellezza, occorre vivere la bellezza, vivere di bellezza. È l’esperienza che facciamo ogni volta che Dio anima la nostra vita, è l’esperienza di chi cerca il Signore, di chi vuole stare con lui. È l’esperienza di chi ama. Aderire alla bellezza non è niente altro che seguire Cristo, lasciarsi attrarre dalla sua presenza, lasciarsi coinvolgere dalla sua chiamata. Diventano allora belli tutti i volti, tutte le parole, tutti i fatti. Non è stata forse questa l’esperienza di tutti quelli che hanno risposto all’invito a partecipare alla giornata AC? Credo di sì. È stata l’esperienza dei discepoli che attratti dalla sua proposta: “Venite e vedrete”, “andarono e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio” o meglio era domenica 26 aprile ad Appignano.
DANIELE DE ANGELIS





